Il conte di Montecristo è la miniserie televisiva, in otto puntate in lingua inglese, diretta da Bille August,.
Il soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di Alexandre Dumas padre, pubblicato nel 1844.
La sceneggiatura è firmata da Sandro Petraglia e Greg Latter,
insieme a Lorenzo Bagnatori, Eleonora Bordi e Michela Straniero.
Il conte di Montecristo è prodotta da Carlo Degli Esposti, Nicola Serra, Patrizia Massa e Marguerite Chiti.
Le case di produzione sono: Palomar, in co-produzione con DEMD Productions, Rai Fiction e Mediawan,
insieme alla collaborazione di importanti network internazionali.
Il cast de Il conte di Montecristo è composto da:
Sam Claflin, Ana Girardot, Blake Ritson, Harry Taurasi, Jeremy Irons, Lino Guanciale, Michele Riondino, Gabriella Pession e Nicolas Maupas.
David Chevalier è la voce italiana di Mikkel Boe Følsgaard che nella serie è Gérard de Villefort.
A Marsiglia, nel 1815, il giovane e abile marinaio Edmond Dantès vede la propria vita realizzarsi in modo impeccabile:
sta per essere promosso capitano del trincotto Pharaon e si appresta a sposare l’amata Mercédès.
La sua felicità suscita tuttavia l’invidia e il rancore di chi lo circonda.
Vittima di un complotto ordito dal contabile Danglars e dal cugino di Mercédès, Fernand Mondego,
Dantès viene ingiustamente denunciato come spia bonapartista.
Consegnato nelle mani di Villefort, finisce sepolto vivo nella terribile prigione dell’isola d’If.
Lì trascorre quindici anni di solitudine e disperazione, finché l’incontro con l’anziano abate Faria non gli offre una via di fuga,
un’istruzione accademica e la mappa per un immenso tesoro nascosto sull’isola di Montecristo.
Ritornato al mondo sotto le spoglie del misterioso e opulento Conte di Montecristo,
Edmond ordirà un’accurata, metodica e inesorabile tela di giustizia contro i suoi tre aguzzini.
La riprese de Il conte di Montecristo, durate cinque mesi, sono state fatte tra la Francia, Italia e Malta.
Per ricostruire la Marsiglia e la Parigi dell’Ottocento nell’isola di Malta e in varie location italiane,
la produzione ha fatto ricorso a tecniche speciali di invecchiamento e oscuramento digitale delle storiche pietre calcaree locali,
mentre l’esterno dell’inaccessibile Castello d’If è stato ricreato con la computer grafica.
Per calarsi nella parte dei rispettivi aristocratici e cospiratori, molti interpreti
hanno affrontato sessioni intense di scherma, equitazione e studio delle dinamiche politiche dell’era napoleonica.
Il regista Bille August ha evidenziato la necessità di una narrazione ad ampio respiro:
“Questa storia straordinaria, probabilmente la più grande storia di vendetta mai raccontata,
ha bisogno di otto ore per essere narrata appieno.
Non potrei mai immaginarla racchiusa nella durata di un normale lungometraggio cinematografico.
Non si tratta solo di vendetta, si tratta di relazioni, e abbiamo dedicato tantissimo tempo a renderle autentiche e credibili.
È proprio questo che coinvolge il pubblico”.
Il regista ha inoltre insistito su quanto l’ossessione del protagonista finisca per divorarlo:
“Il Conte di Montecristo è forse la storia più complessa mai scritta sulla vendetta e su come questa possa mangiare una persona dall’interno.
La vendetta è senza tempo, ma il vero cuore della storia risiede nelle relazioni umane.
È per questo che gli spettatori si connettono al racconto: parla di verità e di legami profondi”.
Il protagonista Sam Claflin ha spiegato l’impatto psicologico dell’interpretare Edmond Dantès:
“Entrare nei panni di Edmond, sentire la rabbia e la mezza amarezza ogni singolo giorno, è stato mentalmente faticoso.
Tuttavia, ho amato a fondo l’esplorazione di un personaggio così stratificato e complesso.
Credo nelle seconde possibilità, ma non tutti se le meritano.
Edmond si rende conto che i suoi nemici non si sono affatto pentiti o migliorati,
e questo conferma la legittimità delle sue azioni.
Nella sua testa non si tratta di cieca vendetta, ma di pura giustizia“.

